07 Luglio 2023 00:17 · 2 minuti di lettura · riccardo67admin
Miguel Gomez, direttore artistico della Bibart Biennale d’arte, recensisce la mostra, ecco le sue parole. Miguel sarà presente Giovedì 13 per l’evento di chiusura e parlerà del Museo dei Pigmenti.
Avete presente il mare? Alle volte calmo con una leggera risacca, poi mosso, poi ancora agitato, burrascoso, il mare in pochi minuti ha la capacità di cambiare da calmo ad agitato. Avete presente un arcobaleno? Pare che se raggiungessimo la linea d’orizzonte potremmo vedere dove e come nasce e invece non ci arriviamo mai. Mare e arcobaleno si fondono assieme, uno non si ferma mai, l’altro nei suoi sfavillanti passaggi cromatici è irraggiungibile. Sul mare basta spiegare le vele e si viene raggiunti da brezza fresca, energica, come un soffio vitale frizzante. L’arcobaleno sono miliardi di goccioline su cui si rifrangono i raggi solari creando una illusione cromatica che ci dà emozione, entrambi il mare e l’arcobaleno divisi ed uniti celebrano comunque la vita, la libertà, la freschezza irrequieta, l’assenza dei confini, quando poi si uniscono in questo piano temporale l’attimo si espande. Ecco è cosi che io descriverei Enrica Carenza, provi a seguirla con attenzione poi lei salta da una parte all’altra e tu provi ancora a seguirla e lei salta nuovamente fino a farti perdere il punto di partenza proprio come quando insegui le radici di un , è difficile definire la produzione artistica di Enrica perche è un autentico specchio di se stessa, non l’afferri, è frenetica nella pittura, pennellate dettate da forza cinetica, dal buio alla luce, dallo sconforto alla speranza, io credo che Enrica da questa assenza di confini trae nutrimento e nella sua assenza di confini cerca perennemente la pienezza del suo essere, ma attenti se provassimo a seguirla rischieremmo di perderci.

Esistono esseri umani chiusi nel proprio ego, annegati in un fondo nero, tenebroso e luminoso ad un tempo; egoismo ed ipocrisia trascinano la mente e l’animo umano in un vortice inconsapevole che ottenebra la visione di un amore e di un sentimento emotivo possibile.
Domenico Berardi è esattamente l’opposto, pittura e poesia oppure poesia e pittura, complicato immaginare cosa nasca prima delle due. Nella pittura c’è poesia nella poesia c’è descrizione, passione affetti, amore per la natura, Domenico è delicato in entrambe le arti, la sua appare una necessità, un’arte compensa l’altra, ossia, al linguaggio delle forme e delle cromie manca la parola perche esse vibrano come frequenze di luce e, passando dagli occhi, arrivano al cuore, la poesia descrive sentimenti, situazioni, immagini che lasciano spazio alla fantasia di riprodurle come ognuno crede esattamente come fa un prestigiatore, crea l’illusione di un accadimento nella mente dello spettatore. Domenico è come se creasse incastri ambivalenti tra pittura e poesia come tra accade tra il sogno e la realtà.
A mio parere Domenico Berardi è costantemente alla ricerca della metafora dell’amore che accomuna tutta l’umanità, confondendo e miscelando i confini tra parola e immagine cercando di far emergere il messaggio sociale dell’arte, fautrice dei sentimenti, compito non facile in una società che vede l’umanità incatenata alla realtà misera dell’odio percepito come amore capovolto.

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