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SE QUESTO E' UN UOMO
Nel febbraio 1944 il giovane Primo Levi giunge ad Auschwitz e da uomo libero diventa haftling,
cioè prigioniero, col n° 174.517.
Gli rasano i capelli, gli tolgono gli abiti e le scarpe, il nome, tutto.
Il lager è una macchina per ridurre gli uomini alla stregua di bestie.
Bestia Primo Levi fa di tutto per non diventare.
Occorre sopravvivere per raccontare, per portare testimonianza di quella terrificante tragedia.
Contro la barbarie, la violenza e la morte solo una facoltà rimane ed è l’ultima: negare il consenso.
Levi si sforza di conservare un pezzo di dignità per rimanere uomo, per non cominciare a morire.
Primo Levi analizza lucidamente i meccanismi dello sterminio, registra le tappe dell’annientamento
morale e fisico, riconosce sui volti delle vittime e dei carnefici non più uomini i segni dell’abiezione.
Al contempo cerca altresì con ansia l’ultimo barlume della dignità umana.
E lo trova nel prigioniero Steinlauf, ex sergente dell’esercito austroungarico.
In Jean il Pikolo, lo studente alsaziano.
In Lorenzo, il lavoratore italiano.
Lo trova in uno sconosciuto impiccato dalle SS.
Primo Levi ci dice testualmente:
“Questo mio libro, in fatto di particolari atroci, non aggiunge nulla a quanto è ormai noto
sull’inquietante argomento dei campi di distruzione. Il libro, le parole, i ricordi nascono dal
bisogno di raccontare agli altri, di fare gli altri partecipi, nasce come un moto di liberazione
interiore”.
Ed ecco la matrice etica ed artistica dello spettacolo teatrale: raccontare agli altri perché
tutti sappiano.
Perché quelle atrocità dell’anima e del corpo non si ripetano mai più.
Otto attori ricostruiscono e rivivono le pagine del libro.
VIDEOPROIEZIONI ci catapultano drammaticamente in quelle agghiaccianti pagine di storia.
L’emozione pervade il tutto.
Non ci resta che chiudere con le parole dell’autore
“Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici
considerate se questo è un uoто
che lavora nel fango
che non conosce pаce
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’invernо.”
Che altro aggiungere?
Non ci resta che dare inizio al racconto teatrale.
Chiudere gli occhi.
E pregare.
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