La Giara e Rosso malpelo

Note di regia

“LA GIARA” è uno spaccato divertito e divertente sul mondo contadino.
L’attaccamento alla roba che si trasforma in ansia frenetica e grottesca. Una enorme
e costosa giara a simboleggiare la condizione di benessere e potere raggiunta.
Pronta a traboccare del frutto del nuovo ed ennesimo raccolto. Matrona
incontrastata della masseria di don Lolò, il padrone. Il Fato entra in azione. La giara
si rompe. Viene trovata rotta. La sua enormità si tramuta in fragilità. Si scatena il
plot narrativo. Entra in scena un artigiano-mago, zi Dima. Fagocitato egli stesso dalla
famelica giara. Saggezza artigiana. Umanità contadina. La vicenda diventa
paradossale. Un avvocato esasperato. Un finale scoppiettante. Gli ingredienti per
una bella festa di teatro ci sono tutti. Ed in fondo in fondo … anche per la classica
morale della favola.

ROSSO MALPELO è un racconto raggelante di Verga.

Un autentico colpo allo stomaco.

Che scuote la nostra sensibilità. Ci costringe a riflettere.

Sulle condizioni di lavoro di milioni di bambini-ragazzi.

Oggi come ieri. Ieri,il nostro mondo. Oggi,il terzo mondo.

Ieri nel nostro terzo mondo. Il nostro Sud.

…Malpelo. Si chiamava così perché aveva i capelli scompigliati e rossi.

Come tutti quelli che avevano i capelli scompigliati e rossi si pensava che fosse un ragazzo cattivo.

Malpelo. Cattivo pelo. Pelo di cattivo.

Malpelo era il suo soprannome.

Malpelo era condannato a scavare.

Sempre. Come una talpa. Condannato ad una gioventù negata.

A scavare al posto di suo padre,morto nella cava-condanna,in un sabato sera.

Alla fine della storia, Malpelo,alla fine di ogni possibilità di sopportazione,prende gli strumenti da lavoro del padre:il piccone,la zappa,la lanterna e se ne va.

Nel labirinto senza fine della cava.

Nel labirinto senza fine della sua vita.

“…Non si seppe più nulla di lui. Non fu mai più ritrovato. Forse è lì,insieme a suo padre. Finalmente insieme. Abbracciati e felici. Soli. Finalmente soli. In una dimensione di eterna serenità.”

Noi spettatori possiamo solo emozionarci…e cullarne il ricordo.

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