Io come Fëdor
SINOSSI
Lo spettacolo è un viaggio.
All’interno di se stessi.
Percorso accidentato.
Salti nel vuoto.
Salti nel disagio.
Nelle frustrazioni.
Nei sogni.
E negli incubi.
Dostoevskij ti inchioda.
A te stesso.
A me stesso.
MEMORIE DAL SOTTOSUOLO
Il percorso si definisce.
Il sottosuolo dell’anima.
Dove le verita più aberranti si nutrono di vissuto e germogliano angoscie.
L’umanità dei normali vomita il rifiuto.
Il sottosuolo diventa rifugio e trappola.
Ed ecco la metamorfosi.
L’uomo diventa topo.
Maleodorante insetto.
Dalle fogne si può venir fuori?
Da se stessi si può venir fuori?
Si può tornare a respirare l’ossigeno del mondo di fuori?
…..Il protagonista tenta.
Prova.
Annaspa.
Fino a lacerare anche l’immagine di sé.
E della sua bruttura.
O della sua essenza?
Alfredo come Fëdor.
Fedor come tutti.
Tutti di fronte ad uno specchio.
Per inorridire.
E sperare.