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Il diario di Anna Frank
“E’ un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuali. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere all’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritornerò l’ordine, la pace e la serenità”.
Cosi scrive Anna pochi giorni prima che i tedeschi irrompano nell’alloggio segreto;e sono parole come queste, sono pagine come queste che fanno del suo diario qualcosa di più d’un semplice documento umano. La sua voce ha superato la morte.
Ha superato l’orrore. Ha superato la barbara follia.
Il nostro spettacolo teatrale vuole dare corpo a quella voce. Vuole amplificarne la testimonianza.
Il racconto.
Le paure e le speranze.
Anna ci prende tutti per mano. E ci conduce nel profondo dell’abisso.
Il suo “alloggio segreto” diventa uno specchio dell’anima.
Un osservatorio privilegiato.
All’interno una piccola umanità attaccata alla vita. Al quotidiano.
Alle speranze. Alle piccole beghe.
Al bisogno di approvvigionamento del cibo. Alle infatuazioni adolescenziali.
All’esterno l’orrore.
La morte.
La caccia all’uomo.
L’incubo.
E l’esterno incombe.
Circonda la nostra piccola isola.
Fino a fagocitarla..
Sbranarla.
Come la più feroce delle bestie fameliche .
Il racconto teatrale ha seguito questa doppia ottica. Da una parte racconta e mette in scena il diario di Anna.
Tutto questo si svolge sul palcoscenico.
E dall’altra racconta l’esterno.
L’Amsterdam di quegli anni da incubo.
Le persecuzioni. Le catture.
Le deportazioni. Tutto questo in platea.
Il coinvolgimento degli spettatori è totale ed epidermico.
L’angoscia si respira. .
Il racconto teatrale non si ferma al diario Continua con la deportazione dei Frank.
Entra nel campo di sterminio di Bergen Belsen. Il racconto segue Anna negli otto terribili mesi trascorsi nel lager
Fino alla sua morte…
.
Riprende le testimonianze di chi ha condiviso quella terribile esperienza di detenzione ed è sopravvissuto. Il racconto teatrale segue Anna e la sua dolce voce.
Il suo flebile lamento.
Il suo canto di speranza.
“Quando guardo il cielo penso che tutto volgerà nuovamente al bene….” Anche noi, dolce Anna.
Anche noi guardiamo il cielo e siamo sicuri che un tempo tutto volgerà verso Perché in cielo ci sono degli angeli come te. Che hanno pagato il tributo più alto alle speranze dell’umanità tutta.
Quello del loro sangue.
Della loro giovane vita.
La speranza è il senso ultimo e vero dello spettacolo.
“Per non dimenticare” non è uno slogan.
Il tributo alla memoria di quelle vittime, milioni, che hanno accompagnato Anna in quel sacrificio estremo.
E’ un imperativo della coscienza.
E’ un dogma dell’uomo. E’ un grido di fede.
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