Alfredo Vasco dai campi di Auschwitz e Birkenau per raccontare l’orrore

Note di regia

La scritta beffarda ci accoglie all’ingresso del
campo di sterminio di Auschwitz.
All’interno, l’orrore.
Una cappa di dolore inenarrabile, assolutamente
non evaporato, ci avvolge.
Le parole si seccano in gola.
Il respiro è annichilito.
Come automi storditi affrontiamo il percorso.
Camera a gas.
Forno crematorio.
Travi per l’impiccagione.
Muro della fucilazione.

Del dolore.
E la testimonianza continua.
Oltre i caseggiati.
Oltre i muri della caserma
Ed arriva a Birkenau.
Tre chilometri di distanza
Dove lo sterminio diventa industria.
L’industria della morte.
Con tipica efficienza teutonica…
Il binario del treno della fine della pietà ci porta
verso putrescenti capanne di legno.
Le camere a gas si moltiplicano.
Cinque forni crematori.
…I nazisti li hanno fatti saltare in aria.
Ma le pietre sopravvivono alla cancellazione.
Il lezzo di morte accoglie e stordisce il narratore.
Nulla è evaporato.
Milioni di facce.
Donne.
Anziani.
Bambini.
Uomini.
“Raccontaci! Raccontaci! Raccontaci!”
Si alza il grido.
E noi questo ci accingiamo a fare.
Come fosse una preghiera.
Collettiva.
Necessaria.
Purificatrice

Lo spettacolo è arricchito,
oltre che dalle riprese dai luoghi della narrazione,
anche dalle musiche composte dai prigionieri dei Campi
Cellette di segregazione.
Ed enormi vetrate.
Dall’altra parte la vita spezzata.
Migliaia di occhiali.
Centinaia di valigie.
Scarpe. Scarpe. Scarpe.
La polvere del tempo rimanda a noi lo sgomento.
Si rimane inchiodati.
E a stento inizia il racconto.
Prima la voce è flebile.
Poi diventa un grido.
Perché tutti vedano.
Perché tutti sappiano.
Perché tutti rabbrividiscano.
Il narratore porta gli spettatori dentro il campo.
Dentro l’orrore.
Dentro il respiro.

Il 27 gennaio, si celebra

LA GIORNATA DELLA MEMORIA,

per ricordare le vittime dell’abominio della Shoah affinché gli errori commessi servano da monito per non ripeterli.

Più di altre forme di comunicazione, il Teatro rappresenta un luogo virtuale di memoria capace di custodire forme di un patrimonio intangibile, culturale e morale.

ALFREDO VASCODAI CAMPI DIAUSCHWITZ E BIRKENAU                       PER RACCONTARE L’ORRORE

Spettacolo di narrazione. 1 attore in scena. Filmati originali

I luoghi dell’orrore visitati e raccontati

La scritta beffarda. Il forno crematorio. Le travi per l'impiccagione. Il muro della fucilazione. Le cellette di segregazione. Migliaia di occhiali. Centinaia di valigie. Scarpe. Scarpe. Scarpe.

Il narratore porta gli spettatori dentro il campo. Dentro l'orrore. Dentro il respiro.

Lo spettacolo è arricchito, oltre che dalle riprese dai luoghi della narrazione, anche dalle musiche composte dai prigionieri dei Campi

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